“Mi sono nascosto nel bosco, mio fratello è corso dalla parte sbagliata”: il racconto di un sopravvissuto del Nova Music Festival

Gal Dalal sopravvissuto attacco 7 ottobre

“Quando sono caduti i primi razzi abbiamo iniziato a correre tutti verso le nostre auto. All’uscita del parcheggio però si è creato un gigantesco ingorgo. A quel punto sono cominciati gli spari, tutto intorno e sempre più vicini”. Comincia così il drammatico racconto di Dal Galal, tornato per la prima volta a Rei’im nel luogo dove si trovava assieme al fratello Gail il 7 ottobre durante il Nova Music Festival al momento dell’assalto dei terroristi di Hamas. “A quel punto” mi racconta con ancora la paura negli occhi “sono sceso dalla mia macchina e ho cominciato correre verso il bosco. Mio fratello invece che era in un’altra auto con alcuni amici è corso dalla parte sbagliata. Dal mio nascondiglio lo chiamavo sul telefono ma non rispondeva. Quando sono uscito ho scoperto che Hamas aveva già diffuso il video del suo rapimento”. 

Da quel giorno Gail è in ostaggio, assieme ad altri 130 uomini e donne, a Gaza e Gal non si da pace. “Mio fratello è un civile innocente, ha appena 21 anni, non ha mai fatto male a nessuno. E’ solo un ragazzo che ama la vita e la musica. Non può essere usato come una moneta di scambio. Deve poter tornare a casa.”

Qui l’intervista

Non fate del male alla mia famiglia: il disperato appello di un padre ai terroristi di Hamas

 

Sono partito per Israele poche ore dopo il terribile attacco terroristico del 7 ottobre. Ho cercato di raccontare come vivono le città sotto i razzi, la popolazione di Gaza sotto i bombardamenti, le comunità della Cisgiordania sotto occupazione e le cittadine israeliane al confine del Libano sotto tiro dei missili di Hezbollah.

E ho raccolto la voce di quelle famiglie che hanno i loro cari in ostaggio dei terroristi di Hamas. Questa è quella di YONI ASHER.

Intervista a Yoni Asher

 

 

 

“Non fate finta di non vedere quello che sta accadendo nel mio paese”. Lo scrittore Alidad Shiri con l’UNHCR per l’Afghanistan

La popolazione afghana allo stremo

 

L’appello è accorato. Viene da chi con un viaggio rischioso ha abbandonato 17 anni fa il suo paese. Aveva appena 14 anni all’epoca Alidad Shiri, fuggito da solo da Gazni in Afghanistan e arrivato a Venezia nascosto sotto ad un Tir sbarcato dalla Grecia. Ora è un giornalista e su quella fuga ha scritto un libro  “Via dalla pazza guerra” (HarperCollins).

“Temo che tantissimi ragazzi saranno costretti a fuggire di nuovo dall’Afghanistan” mi spiega “ma soprattutto che nei prossimi mesi molti muoiano di fame e stenti se l’Occidente non li aiuta”. Alidad lancia il suo appello assieme all’UNHCR con la campagna di raccolta fondi “Non lasciamoli soli”. E spiega perché è necessario aiutare subito gli afghani, non i talebani al potere, e perché ci sono motivi per restare ottimista.

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Cosa non torna nella morte del fotoreporter Andrea Rocchelli

 

Il luogo dove è morto Andrea Rocchelli

 

Il 29 settembre si apre il processo di appello per la morte del fotoreporter Andrea Rocchelli e del suo interprete Andrei Mironov, uccisi il 24 maggio 2014 da alcuni colpi di mortaio in Ucraina orientale. Fin’ora l’unico accusato e condannato in primo grado a 24 anni di carcere è Vitaly Markiv, soldato dell’esercito ucraino. Per capire cosa sia accaduto e se sia veramente lui il colpevole, quattro giornalisti, Cristiano Tinazzi, Olga Tokariuk, Danilo Elia e Ruben Lagattollao, hanno realizzato un documentario inchiesta dal titolo “The wrong place”.   Continua a leggere

Fabbrica del sorriso con i bambini di strada di Nairobi

Bambini nella discarica di Nairobi

C’è un odore che stordisce, ti prende la gola e ti fa bruciare gli occhi nella discarica Dandora di Nairobi. Ci sono giganteschi uccelli, avvoltoi che qui chiamano marabù, che si aggirano tra i rifiuti alla ricerca di qualche cosa da mangiare. E ci sono tanti bambini, vestiti di stracci, sporchi e tristi, che vagano tra le montagne di immondizia con un sacco sulle spalle dove mettere quello che trovano: plastica o altri oggetti da riciclare oppure anche loro qualcosa da mangiare. Continua a leggere

“Vi racconto la guerra nel cuore dell’Europa”

Foto di Fabio Polese

Dal 2014 nell’Ucraina orientale, nel cuore dell’Europa, è in corso una guerra di cui si parla molto poco. Fabio Polese giornalista e fotografo freelance nato nel 1984 a Perugia ha realizzato reportage in diverse zone calde del mondo, Irlanda del Nord, Birmania, Thailandia, Cambogia e Vietnam, Bangladesh, Kosovo, Libano. Da poco è tornato dall’Ucraina dove ha documentato un conflitto che continua nel quasi totale silenzio.

Quale è la situazione che hai trovato in Ucraina? Si combatte ancora?

In Donbass, nonostante se ne parli molto poco e nonostante gli accordi di Minsk dovrebbero garantire una tregua, la guerra continua a fare morti e feriti. Sono stato con i miliziani filorussi nelle prime linee del fronte a Kominternovo e Zaitsevo, dove gli scontri e i bombardamenti sono all’ordine del giorno, documentando sia la situazione militare, sia quella in cui sono costretti a vivere i civili. Ho raccolto tante storie di sofferenza, ma anche di coraggio, orgoglio e di speranza per un futuro migliore. Continua a leggere

“Qualcuno cerca di impedire la stabilizzazione della Libia”. Intervista al nostro ambasciatore a Tripoli

Tentato golpe, accuse all’Italia di occupazione militare, notizie e smentite dalla Libia nel caos. Abbiamo intervistato l’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone rientrato a Tripoli da pochi giorni

Ambasciatore qual è oggi la situazione a Tripoli?

La situazione è di normalità anche ieri al situazione era normale, la città andava avanti. Ci sono stati tentativi di ingresso di uomini armati in alcuni edifici ma tutto introno non c’era alcun segno di scontro o di violenza. Direi che la situazione prosegue nella normalità. Più che altro i tentativi di ieri hanno avuto rilevanza mediatica perché si sta combattendo una guerra mediatica. C’è chi vuole accreditare un messaggio piuttosto che un altro, e cosi si rincorrono notizie che non hanno un riscontro concreto nei fatti. Continua a leggere

“Quanto è diventato difficile fare il peacekeeper”

andrea angeliAndrea Angeli, marchigiano, professione “peacekeeper” per le Nazioni Unite, negli ultimi 30 anni è stato in prima linea in tutti i paesi dove ci fosse una crisi in corso. Portavoce delle principali missioni internazionali, dalla Bosnia al Kosovo, dall’Iraq all’Afghanistan. Qui negli ultimi due anni è stato “political adviser” per la Nato. Prima è stato al fianco del sottosegretario agli esteri Staffan de Mistura per cercare di risolvere la complicata vicenda dei due marò. Dopo “Professione peacekeeper” (2005) e “Senza pace” (2011) esce in questi giorni il suo terzo libro, “Kabul – Roma, andata e ritorno (via Delhi)” (Rubettino editore 2016). Lo abbiamo incontrato e intervistato. Continua a leggere

Una richiesta di aiuto dall’Etiopia

Emergenza siccità

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La siccità che sta colpendo l’Etiopia secondo l’Onu è la peggiore degli ultimi trenta anni. I raccolti sono andati perduti, migliaia di capi di bestiame deceduti e milioni di bambini sono a rischio. Roberto Rabattoni, verbanese, fondatore nel 1983 del Centro Aiuti per l’Etiopia, è in prima linea nelle zone più colpite. Continua a leggere

“I cristiani resisteranno nonostante tutto”


“Il Medioriente come lo conoscevamo non esiste più e non so cosa ci sarà dopo. Certo bisognerà ricostruire la fiducia tra cristiani e musulmani e non sarà una cosa facile. Ma è necessario farlo”. Padre Pierbattista Pizzaballa è uno di quei frati che parla in modo semplice e che affronta incredibili difficoltà come se nulla fosse. E’ il Custode di Terra Santa, responsabile dei cristiani in Medioriente. Vive a Gerusalemme ma si sposta tra Iraq e Siria dovunque la guerra minacci fedeli, sacerdoti, chiese e monasteri.
“Ad Aleppo” – racconta – “cristiani e musulmani contano i morti ciascuno per conto proprio, secondo la fede di appartenenza. Questo dimostra che non c’è più fratellanza, che ogni rapporto è da ricostruire”. Lo incontro a Roma dove è venuto per parlare di quanto sta accadendo ad un affollatissimo incontro organizzato dalla fondazione Avsi e dalla rivista Oasis. Continua a leggere