“In Libia l’Italia sta sbagliando”. Intervista ad Ali Qatrani, vice premier libico

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“I rappresentanti delle Nazioni Unite e l’Italia stanno commettendo un grave errore in Libia. Hanno cercato di raggiungere un accordo politico unitario senza tenere conto della parte orientale, la Cirenaica, mentre consentono agli islamisti di tornare al governo. Questo non lo accetteremo mai”. Ali Qatrani è il vice premier del Governo di unita’ nazionale libico sostenuto dall’Onu e dalla comunità internazionale guidato da Al Serraj, ma in realtà non ha messo da mesi piede a Tripoli. E’ il rappresentante della Cirenaica nel complesso mosaico su cui si regge l’esecutivo, ma è considerato un falco e l’uomo più vicino al generale (ora maresciallo) Haftar, il militare che a capo dell’ esercito nazionale libico con l’appoggio del Parlamento di Tobruk, vuole riunificare il paese e scacciare gli islamisti. Lo intervistiamo, tra eccezionali misure di sicurezza, a Roma dove ha incontrato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

il vicepremier libico Ali Qatrani

il vicepremier libico Ali Qatrani

Da mesi la Libia è spaccata tra il Governo di Tripoli e il Parlamento di Tobruk che non vota la fiducia all’esecutivo di unità nazionale sostenuto dall’Onu. Quando arriverà questo voto, fondamentale per riunificare il Paese?

“Il parlamento di Tobruk voterà la fiducia solo ad un governo che rappresenti tutti, con un presidente e due vice, non nove come nell’attuale, dove e’ impossibile trovare qualsiasi accordo. Ci deve essere una rappresentanza reale delle tre grandi regioni della libia, la Cirenaica, la Tripolitania e il Fezan. Il Premier a quel punto può anche essere di Tripoli.

Per arrivare ad un accordo si potrebbe includere il generale Haftar nel Governo. Con quale ruolo?

“Il posto del colonnello generale Haftar c’é già. E’ il capo supremo delle forze armate, ha l’appoggio del popolo e delle tribù, e soprattutto del parlamento di Tobruk. Lui comanda l’esercito nazionale libico ed e’ riuscito a ristabilire l’autorità e la sicurezza nell’est del paese. Ha creato lui il nuovo esercito e la Cirenaica ora liberata rappresenta il 45 per cento del territorio libico e ha l’80 per cento delle risorse petrolifere.”

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In questi giorni migliaia di migranti partono dalle coste libiche per sbarcare in Italia. Perchè le autorità non riescono a fermare questo esodo?

“L’esercito nazionale libico guidato dal generale Haftar controlla oggi quasi 1100 chilometri della costa libica, dall’Egitto fino quasi a Sirte. Da quest’area costiera non è partita una sola imbarcazione di migranti. Le partenze di queste “navi della morte” avvengono tutte dalla parte ovest del Paese, quella controllata dalle milizie di alcune città, le stesse appoggiate dal Governo italiano.”

Chi c’è dietro a questo traffico di esseri umani?

“Non c’è nessuna autorità nell’ovest della Libia. Ci sono gruppi criminali, milizie integraliste e gruppi tribali di alcune città, come Misurata, che l’Italia sta appoggiando. Senza controllo gente che arriva da tutta l’Africa può tranquillamente partire. E c’è il rischio che tra i migranti si nascondano terroristi. Quando abbiamo combattuto i miliziani estremisti a Bengasi, in gran parte erano stranieri e tra loro c’era un detto: vinceremo la battaglia in Libia, ma i nostri occhi sono rivolti a Roma”

Avete parlato a lungo con il Ministro Gentiloni. L’italia che sostiene il Governo di Al Serraj potrebbe cambiare posizione?

“Il ministro Gentiloni ha ascoltato con attenzione le cose che gli abbiamo riferito. Noi speriamo che l’italia cambi presto posizione, che gli italiani si rendano conto di come stanno davvero le cose.”

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Da mesi si annuncia la cacciata degli estremisti dello stato Islamico da Sirte, ma non è ancora avvenuta. Perchè? e perchè il generale Haftar non ha partecipato alla battaglia?

“L’esercito nazionale libico di Haftar era pronto con un gran numero di truppe e piani precisi per attaccare lo Stato Islamico a Sirte. Quando però era vicino alla città si è saputo che altre forze stavano attaccando Sirte. Pur di non far avere ad Haftar una vittoria, Tripoli ha mandato a Sirte giovani impreparati e senza esperienza militare. Noi per evitare problemi ci siamo ritirati. Da allora più di 600 giovani sono morti e la battaglia non e’ ancora finita.

Da settembre due tecnici italiani sono nelle mani dei rapitori in Libia. Voi avete qualche notizia su di loro?

“Da quello che so nella zona ovest del paese l’esercito nazionale libico, che ha l’appoggio di alcune città è alla loro ricerca. Non credo che siano stati rapiti da gruppi islamici, l’area dove sono stati rapiti non e’ sotto controllo dello Stato Islamico. Se sono ancora in quella zona sono certo che verranno trovati dai nostri soldati e liberati al più presto.”

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3 risposte a ““In Libia l’Italia sta sbagliando”. Intervista ad Ali Qatrani, vice premier libico

  1. Qualsiasi giornalista Italiano intervista un politico libico inizia con un paio di domande sullo stallo della situazione libica per poi indirizzare l’intervista su ciò che interessa principalmente all’Italia, il traffico dell’immigrazione clandestina.
    Nessuna domanda sullo stato d’animo della popolazione, sulla loro situazione umanitaria, sanitaria ed economica, sui loro diritti, sulla loro sicurezza. Come se la Libya fosse abitata solamente da terroristi, miliziani e trafficanti.

    • Cara Jamilshe, grazie del tuo intervento, che coglie una questione reale, la mancanza della “voce” del popolo libico sui nostri media. Credo però che in un momento come questo non si possa non fare domande sulle migliaia di disperati che ogni giorno affrontano il mare rischiando la vita per tentare di arrivare in Italia in cerca di un futuro migliore. Come sui criminali che si arricchiscono con questo traffico di esseri umani. Penso poi che alla maggioranza dei lettori e telespettatori interessino le cose che li toccano più da vicino e in questo caso, scrivendo io per chi sta in Italia, la questione dei migranti che arrivano da noi. Infine sono convinto che di come vivano i libici, di come stiano soffrendo a causa della guerra, della situazione sanitaria ed economica, dei loro diritti e della loro sicurezza, si dovrebbe chiedere direttamente a loro e non ad un politico, che tende sempre a dare risposte a seconda della sua convenienza. Semplicemente non era l’interlocutore adatto per questo tema. Io che in Libia sono stato diverse volte e ho molti amici non penso certo che questo paese sia abitato solo da terroristi, miliziani e trafficanti ed anzi cerco in ogni mio servizio di far emergere le difficoltà della gente comune, che vive nella paura, senza stipendio, senza luce e spesso con difficoltà a procurarsi cibo. Alfredo Macchi

      • Egr. Dr Macchi,
        mi scusi il ritardo nel risponderla.
        La ringrazio per le sue precisazioni che ho riportato nel mio gruppo in FB.
        Effettivamente non siamo presenti in varie testate dei media italiani ma lo siamo nei socials specialmente in FB.
        I partecipanti sono in maggioranza libici, come me, istruiti e poliglotti dove ognuno esprime un proprio commento in discussioni con gli omologhi amici italiani su determinati argomenti.
        Distinti saluti
        Jamil Sheriff

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