Una richiesta di aiuto dall’Etiopia

Emergenza siccità

La siccità che sta colpendo l’Etiopia secondo l’Onu è la peggiore degli ultimi trenta anni. I raccolti sono andati perduti, migliaia di capi di bestiame deceduti e milioni di bambini sono a rischio. Roberto Rabattoni, verbanese, fondatore nel 1983 del Centro Aiuti per l’Etiopia, è in prima linea nelle zone più colpite.

Qual è la situazione in questo momento?

La situazione è grave, si parla di dieci milioni di persone a rischio e di queste la maggior parte sono bambini, i più colpiti assieme alle donne. In alcune zone l’assenza di precipitazioni dura da quasi un anno e la terra non produce più, anche il bestiame è al minimo. Agricoltura e allevamento sono fondamentali per l’economia familiare in Etiopia. A questo si aggiunge la mancanza d’acqua.

Che cosa state facendo per la popolazione?

Distribuiamo derrate alimentari portandole con i camion nelle zone più colpite, su strade spesso inesistenti o impervie. Nei prossimi giorni compreremo farina, olio, zucchero. In collaborazione con gli ordini religiosi, frati e suore, le diocesi locali, distribuiremo questi prodotti alle famiglie più in difficoltà.


In che zone state operando e che cosa serve di più?

Al momento stiamo intervenendo nella località di Buccama nella regione del Wollayta. Qui grazie ai nostri benefattori sosteniamo oltre 500 bambini con progetti di adozione a distanza in modo da fornire ai più piccoli anche istruzione e cure mediche. In tutta l’Etiopia con questo progetto che si basa sul versamento di 15 euro al mese aiutiamo 42 mila bambini.

Tra le sue foto colpisce quella di una bambina ridotta a pelle e ossa. Ci racconta la sua storia?

E’ stata trovata a Gimbi, a 450 chilometri ad ovest di Addis Abeba. Ha circa due anni e pesa appena 5 chili. L’abbiamo presa con noi e portata nell’ospedale pediatrico della Capitale specializzato nel trattare bambini denutriti. L’ho chiamata Elena e i medici, qui sempre molto ottimisti, dicono che riusciranno a salvarla. Lei è una dei tantissimi bambini che nascono in strada o in case poverissime.

Come è arrivato ad operare in Etiopia da Verbania?

Io e mia moglie abbiamo conosciuto l’Etiopia perché abbiamo adottato qui una bambina, Elena. Venendo qui ho visto un paese piegato dalla guerra e dalla povertà. Tornato a casa mi sono detto che non potevo non far nulla e quindi ho iniziato a raccogliere aiuti tra i miei compaesani nel piccolo Mergozzo, provincia di Verbania. Eravamo pochi ma motivati e in breve sono partiti i primi container. In questi anni abbiamo aiutato quasi mezzo milione di persone.

Le autorità stanno intervenendo?

Le autorità locali sostengono di aver fatto tutto il possibile per fronteggiare l’emergenza. In realtà tantissimo resta da fare soprattutto nelle campagne, lontano dai centri abitati, dove i bambini muoiono di fame senza che ci sia neppure una conta delle vittime.

Questa volta la colpa viene data al fenomeno del Nino, ma carestie e siccità si ripetono da decenni in Africa. Cosa si può fare per evitare che intere popolazioni siano in balia del clima?

E’ necessario uno sviluppo armonico che parta dall’istruzione e dal lavoro. Il governo sta puntando molto sulla scuola e sulla preparazione ad un mestiere che permetta a chi vive qui di guadagnarsi un reddito e mantenere una famiglia. Emergenze come questa però colpiscono indiscriminatamente. Aiutateci, aiutateci, aiutateci.

Per saperne di più: www.centroaiutietiopia.it
Per Donare:
bonifico bancario IBAN IT 41 T 03359 01600 10000 0121076
bollettino di ccp n. 11730280 – IBAN: IT 95 U 07601 10100 0000 11730280
Dona il 5 x 1000 al Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus → codice fiscale 01263200030

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